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Sabato 27 gennaio 2018 - “A CHE SERVONO QUESTI QUATTRINI” di Armando Curcio apre la XXIV Rassegna del Teatro “Città di Corleone”Sabato 27 gennaio 2018 - “A CHE SERVONO QUESTI QUATTRINI” di Armando Curcio apre la XXIV Rassegna del Teatro “Città di Corleone”
Il 27 gennaio 2018 presso il Cineteatro Martorana di Corleone riparte la XXIV Rassegna del Teatro “Città di Corleone” e la Cepros presenta la commedia brillante in tre atti (libero adattamento) “A che servono questi quattrini” di Armando Curcio.



PERSONAGGI E INTERPRETI: 


  • Vincenzino Esposito: Mimmo Paternostro
  • Professore Eduardo Parascandalo: Ignazio Paternostro
  • De Simone: Giovanni Verga
  • Rachelina: Marilisa Badami
  • Angelica De Rosa: Patrizia Di Miceli 
  • Ferdinando De Rosa: Gaetano Costa
  • Carmela: Lina Di Carlo
  • Peppino, il sarto: Antonino Campagna
  • Pasqualino Calascione, notaio: Vincenzo Pecoraro
  • Luisa, cameriera: Rosa Campagna
  • Carlo Palmieri, strozzino: Salvatore Filippello
  • Tenore Ludovico Doremì: Santino Zarzana


TRAMA:

Il marchese Eduardo Parascandolo, dopo aver dilapidato tutti i suoi averi per non essersi interessato delle proprie finanze, trascorre il tempo professando ad alcuni giovani (a cui si rivolge loro come discepoli, citando a modo suo Socrate, Platone e Diogene) la sua filosofia di vita, secondo la quale il denaro è inutile ed è una sorta di malattia che affligge l'umanità; inoltre secondo lo stesso, gli uomini non dovrebbero lavorare ma dedicarsi alla contemplazione e al riposo.

Tra i suoi discepoli c'è Vincenzino Esposito, un povero uomo che vive assieme alla sorella Carmela ed è innamorato di Rachelina, sorella di Ferdinando De Rosa, proprietario di un pastificio, che è contrario al fidanzamento tra i due. 

Il marchese, con la collaborazione di certi suoi amici, organizza una messinscena grazie alla quale fa credere a tutti che Vincenzino abbia ereditato una cospicua somma di denaro; tutto ciò servirà non solo per farlo fidanzare con Rachelina, ma per ribadirgli il concetto che non è fondamentale possedere grandi ricchezze per poter vivere. 

Così, per il rotto della cuffia, lo “Stoico” Parascandolo riesce a guidare la commedia verso un brillante lieto fine.

27/01/2018
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